
Nel giorno dell’inaugurazione di Gusti di Frontiera, il Comune di Gorizia ha presentato alla stampa e alla cittadinanza un nuovo protocollo d’intesa firmato con la Prefettura e le Forze di Polizia dello Stato.
L’obiettivo? Avviare anche nella nostra città il progetto sperimentale “Controllo di Vicinato”, della durata di un anno.
Di cosa si tratta, esattamente? È un’iniziativa che mira a coinvolgere attivamente i cittadini nella prevenzione dei reati, invitandoli a collaborare con le forze dell’ordine attraverso segnalazioni e osservazioni sul territorio. In pratica, verrà strutturato così:
Gruppi di vicinato: cittadini volontari e “selezionati” che raccolgono e inviano segnalazioni a un Coordinatore, individuando anche “fattori di rischio ambientale”.
Coordinatore: figura di raccordo che filtra e inoltra le segnalazioni ai referenti delle Forze dell’Ordine.
Referenti delle Forze di Polizia: incaricati di valutare le segnalazioni ricevute ed eventualmente avviare approfondimenti.
Il modello trae origine da esperienze statunitensi degli anni ’70-’80, è arrivato in Europa negli anni ’80 e ha fatto il suo debutto in Italia nel 2009, in provincia di Varese.
Da allora, il “Controllo di Vicinato” ha iniziato a diffondersi in diverse realtà locali, spesso accompagnato da una narrativa che lega sicurezza, partecipazione e responsabilità civica.
Il quadro normativo
Oggi questo strumento ha una base normativa piuttosto recente ma ben definita:
• Il Decreto-legge 14/2017 (convertito nella Legge 48/2017) in materia di sicurezza urbana.
• Le Linee guida del Ministero dell’Interno del 26 luglio 2018.
• La Legge regionale FVG 5/2021 che disciplina le politiche integrate di sicurezza.
Una parola ricorrente in questi atti è: “sicurezza percepita”. Ma cosa significa davvero?
Sicurezza percepita e realtà dei dati
Vediamo qualche dato reale, comunicato dal Questore di Gorizia per l’anno 2024:
• Reati contro il patrimonio: 2.240 (di cui 1.361 furti e 788 truffe informatiche). I reati sono in calo complessivo rispetto agli ultimi due anni, anche se i furti restano in lieve aumento come dato assoluto.
• Violazioni al Codice della Strada: 5.552, soprattutto per eccesso di velocità, mancato uso delle cinture e uso del telefono alla guida.
• 331 incidenti con danni a cose e persone.
• 3 incidenti mortali.
Questi numeri sollevano una domanda: quale sicurezza stiamo davvero cercando? Quella da furti e criminalità, o quella legata alla nostra quotidianità – come la sicurezza stradale?
L’incidentalità stradale è una piaga sociale, in termini di costi umani e sociali. Le città che hanno adottato misure stringenti sulla diminuzione della velocità hanno aumentato sensibilmente la sicurezza dei propri cittadini e limitato i costi sociali legati all’incidentalità (costi materiali e sociosanitari).
Il paradosso della percezione
Non è un caso se moltissimi cittadini segnalano, da anni, l’eccessiva velocità in città. Una percezione diffusa, evidente, quasi quotidiana. Tuttavia, in una recente seduta del Consiglio Comunale, queste segnalazioni sono state liquidate come “percezioni infondate”.
Paradossalmente, la stessa “percezione” di insicurezza urbana è invece bastata a motivare l’istituzione di un sistema di sorveglianza volontaria, coinvolgendo cittadini senza alcuna qualifica specifica.
Controllo o fiducia?
Questa scelta apre interrogativi importanti.
Le società moderne sembrano sempre più incapaci di costruire fiducia attraverso strutture stabili, inclusive e rassicuranti.
Si preferisce invece rafforzare il controllo, anche in forme “di prossimità”, affidandolo a cittadini di cui non conosciamo requisiti, competenze o modalità di selezione.
Quali criteri guideranno la creazione dell’albo dei Coordinatori? Quali saranno le garanzie per evitare abusi o discrezionalità?
Un’altra idea di sicurezza
E se invece si investisse in un’idea più profonda e inclusiva di sicurezza urbana?Una sicurezza fatta di:
• Zone 30, piste ciclabili e percorsi pedonali sicuri.
• Spazi pubblici aperti e gratuiti per la socialità: parchi, piazze, aree verdi.
• Rigenerazione urbana attraverso la rinascita dei quartieri, che rafforzano del senso di comunità e inclusione.
Invece di incentivare il sospetto reciproco, perché non puntare su cooperazione, trasparenza e infrastrutture che migliorano la qualità della vita per tutti?
Il progetto “Controllo di Vicinato” solleva domande cruciali:
Quale tipo di società vogliamo costruire? Una dove la fiducia e la sicurezza vengono coltivate attivamente, o una dove il cittadino è chiamato a diventare sentinella del proprio vicino?
Non si tratta solo di sicurezza, ma del modello di convivenza che scegliamo di adottare. Anna Cecchini.



buon giorno e ben arrivata pace
Essere RASSICURATI che il tessuto sociale di residenza,
-abbia attenzione dei giovanissimi e relativi genitori.
-segua la popolazione in età scolare
-assicuri impiego delle età in grado di ricevere avviamento al lavoro
-abbia evidenza della salute fisica e dello spirito degli anziani, pensionati o non
-dia il via all’uso necessario e razionale dei telefonini, accompagnato da biblioteche mobili gestite da volontari abituati all’uso della carta stampata.
-insegni ai residenti l’uso delle aree verdi di cui Gorizia sembra finalmente dotata.
Grazie per l’attenzione di un 83enne!