
Lo chiama “piccolo terremoto” il nostro quotidiano locale il pasticciaccio brutto innescato dalla sentenza del Tar sull’affidamento dei lavori di demolizione dell’ex ospedale civile di via Vittorio Veneto.
Non serve, però, essere super esperti di procedure di appalto per comprende che si tratta di qualcosa di più di uno smottamento del terreno.
Che la disciplina sia un labirinto intricatissimo è sacrosanto, ma a leggere la stampa non si è trattato di un semplice errore formale, spesso e volentieri sanabile e che di certo non avrebbe portato all’annullamento dell’aggiudicazione, ma a uno sbaglio sostanziale.
Ad accorgersene è stata la seconda ditta classificata, la quale ha evidenziato che la percentuale di ribasso applicata all’offerta dalla vincitrice era troppo alta, andando di fatto a configurarsi come una anomalia.
Anomalia, trattandosi di una offerta basata sul prezzo economicamente più vantaggioso e non solo sul mero prezzo, di cui si sarebbe dovuta accorgere la commissione giudicatrice (quindi l’ente che appalta) all’apertura della busta con l’offerta economica, cosa che evidentemente non è avvenuta. I giudici parlano di superficialità, facendo intendere che le incongruenze non fossero proprio dei cavilli.
Accade, infatti, che le anomalie siano solo apparenti perché l’operatore economico fornisce solide motivazioni, che peraltro nel nuovo codice trovano molto più spazio rispetto al vecchio, che le smontano pezzo per pezzo. Ma, di nuovo, le incongruenze, secondo la ditta ricorrente, risulterebbero del tutto prive di giustificazioni.
Si va dal costo per il geometra (tariffe professionali determinate dalle legge!!!), agli oneri per la direzione centrale e a quelli per il trasporto.
Il Tar, dunque, ha annullato il provvedimento di aggiudicazione, dichiarato inefficace il contratto e disposto il subentro della seconda ditta classificata, ammesso passi indenne da tutte le verifiche del caso. Conseguenze? Sul piano economico il pagamento di 10 mila euro di spese giudiziali in solido da parte di Edr e della prima classificata e un mese di ritardo sulla tabella di marcia dei lavori.
Solo un mese? Questo è ciò che dichiara la direttrice di Edr. Un mese dovrebbe bastare per la verifica dei requisiti della seconda classificata, per valutare lo stato di consistenza del cantiere e capire cosa sia già stato fatto e procedere con la liquidazione. Poi la seconda classificata dovrà prendere possesso del cantiere con i suoi mezzi e uomini, oppure con quelli di altre ditte, nel caso di avvalimento, e riprendere da dove i lavori si erano interrotti. L’avvicendamento tra ditte non è mai semplice e lineare (chi ha fatto lavori in casa lo sa bene!), ma la calma olimpica di Edr ci fa intendere che questa volta andrà tutto liscio.
Se sul progetto di “Campus” la città nutre fortissimi dubbi, i lavori propedeutici non partono decisamente con il piede giusto. Il timore del cittadino è che ci sia la volontà di procedere a tutti i costi e il più velocemente possibile. Questo solitamente va a braccetto con errori macroscopici come in questo caso. Il problema è che a commetterli è chi è tenuto a gestire e curare il patrimonio della città. Eleonora Sartori



Nel migliore dei casi siamo di fronte a dilettanti allo sbaraglio.