
Gorizia è una città millenaria e, francamente, i suoi anni li dimostra tutti. È un posto
monotono, abbastanza comodo da sopportarlo ma in nessun modo emozionante; se fosse un colore, sarebbe un blando grigio.
Una città del genere, come si può relazionare coi suoi giovani?
Gorizia, grazie all’ampia scelta di istituti scolastici che offre, è una meta per studenti da tutta la regione. Questo è un vanto che non le si può negare: licei, istituti tecnici e professionali di svariati indirizzi trovano posto nelle sedi del nostro territorio.
Ma come vivono gli studenti in questo arcobaleno di scuole? Molte scuole presentano problemi a livello strutturale che incidono sulla qualità di vita degli alunni, del corpo docenti e dei collaboratori scolastici. I più diffusi sono i guasti agli impianti di riscaldamento: in molte classi non vengono raggiunte le temperature minime imposte dalla legge; in altre, queste vengono a malapena sfiorate (quanto basta per evitare di affrontare il problema, lasciando comunque il freddo nelle aule). Questo disagio è sentito in molte delle scuole della nostra città, ma le soluzioni spesso tardano ad arrivare.
Ma state tranquilli, si è trovato un modo per silenziare il dissenso degli studenti riguardo
queste tematiche. Grazie al Decreto Caivano (DL 123/2023, convertito in Legge 159/2023)
le assenze collettive vengono adesso punite con ammonizioni disciplinari che hanno un
diretto impatto sulla determinazione del voto in condotta, e di conseguenza dell’ammontare
del credito scolastico per gli alunni dei trienni.
È vero: gli studenti non hanno diritto di
sciopero; quello è riservato per i lavoratori. Dovrebbero però conservare il diritto di
manifestare, cioè di dar voce al proprio pensiero tramite qualsiasi mezzo necessario.
Questo decreto punta perciò a disincentivare la partecipazione dei giovani alle manifestazioni, punendo studenti per l’esercizio di un loro fondamentale diritto.
I problemi dei ragazzi a Gorizia, però, non si fermano solo alla scuola. Ultimamente, per le
strade della nostra città, è sempre più comune venire fermati dalla polizia per dei veloci controlli. Questi, in sé, sono innocui e non provocano danni, se non piccoli inconvenienti. Le ispezioni stesse sono abbastanza semplici: fermata; ritiro del documento; controllo e riconsegna finale. Normale amministrazione. È però distopica l’idea che molti ragazzi non abbiano la libertà di uscire di casa senza dover essere fermati quasi ogni giorno.
Questi controlli non riguardano però tutti allo stesso modo: per la maggior parte, a venire fermate più frequentemente sono persone dall’aspetto alternativo, con uno stile eccentrico, tatuaggi, piercing o capelli tinti. È dunque giusto parlare di una forma di discriminazione da parte degli enti di polizia?
Questo è uno dei vari problemi nella quotidianità dei giovani goriziani, ma non è l’unico. Pensiamo ad esempio ai servizi offerti dalla nostra città: spesso risulta necessaria l’esigenza di muovesi nei pressi circostanti a Gorizia, e all’interno della città stessa; quando questo bisogno si fa sentire, la soluzione, quasi sempre, è il trasporto pubblico.
Questo è un apparato male organizzato, con orari ridicoli, frequenza scarsa di linee e costi sempre in crescita.
Ma allora cosa c’è a Gorizia per i ragazzi? Non molto. Pensiamo, ad esempio, alla
mancanza di attività: sono pochissimi i locali progettati con in testa un pubblico più giovane.
Impossibile pensare di trovare un posto emozionante, o anche solo divertente, nei nostri confini. Cercare di organizzare qualcosa da fare qui è sforzo inutile e senza soddisfazione finale.
Quindi cosa significa essere giovani a Gorizia? Significa fare pace col fatto che non è una città per te; significa progettare un futuro lontano coi prospetti di abbandonarla. Significa crescere annoiati, ignorati e abbandonati dalla propria città. Simone Carotenuto



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