
Dunque, problema rientrato, caso risolto. Del resto, sul piano amministrativo, è sempre possibile agire in autotutela o, più genericamente, metterci una pezza. Ma è altrettanto vero che, spesso, “xe pèso el tacòn del buso”.
È importante, invece, per chi scrive fare delle puntualizzazioni perché la superficialità che ha caratterizzato il caso “Bombi” la si ritrova tale e quale in altre situazioni gestite dall’attuale amministrazione.
Per non parlare dell’ignoranza storica e toponomastica che regna sovrana sulle premesse al progetto ( relazione illustrativo generale del progetto, EDR).

Ma torniamo all’articolo di ieri del Piccolo e alla ricostruzione firmata dal Sindaco: per mettere un punto sulla faccenda, è bastato per il Comune inviare una comunicazione al Demanio il 2 febbraio, diversi giorni dopo che il caso era stato da noi sollevato.
Già questo dovrebbe dirci molto sul modus operandi… Aggiunge il Sindaco che, poiché non risulta necessaria alcuna modifica contrattuale, si è ritenuto sufficiente una comunicazione al Demanio.
Il 12 novembre, una lettera dell’amministrazione comunica al Demanio che al centro della galleria sarebbe stata installata un’opera immersiva multimediale, senza alcun dettaglio circa ipotetiche chiusure, limitazioni al traffico ciclo-pedonale, poi tra i due enti più nulla.
Si arriva, poi, al 20 gennaio quando il Demanio scrive al Comune pregandolo di voler confermare che l’opera non pregiudicasse o modificasse la destinazione d’uso (viabilità) del manufatto, prevista dall’articolo 2.
Premesso che non è l’opera a pregiudicare alcunché, bensì il cancello, i tornelli, gli orari e i Qr code, interessante è la data del 20 gennaio, proprio quella in cui il nostro gruppo ha inviato una Pec al Demanio chiedendo esplicitamente il documento di modifica/integrazione del contratto con il quale è stato concesso in locazione al Comune di Gorizia il manufatto “galleria Bombi”.
Si arriva, dunque, al 28 gennaio quando, attraverso le pagine del Piccolo, facciamo scoppiare il caso. Dopo aver ricevuto dal Demanio una risposta circa l’inesistenza di un atto di modifica/integrazione al contratto e il silenzio da parte del Comune di Gorizia che non ha risposto alla nostra Pec e nemmeno alle sollecitazioni fatte di persona presso gli uffici.
Anche questo è emblematico: l’amministrazione comunale non risponde (perché, se è tutto a posto?) a dei consiglieri comunali, il Demanio risponde in 3 giorni.
Arriviamo al 2 febbraio quando il Comune risponde al Demanio rassicurando che la Dag non pregiudica né modifica la destinazione d’uso, ovvero la viabilità, del bene e che l’amministrazione ha provveduto unicamente a regolamentare il transito all’interno della galleria al fine di garantire l’installazione artistica e la sicurezza ai fruitori rammentando gli orari in cui il transito pedonale è garantito ed evidenziando la necessità di chiudere i portoni di notte.
Tutto a posto, dunque: viabilità e chiusura parziale per la fruizione dell’opera non costituiscono modifica di destinazione d’uso né ostacolo di qualsiasi tipo.
Pur non risultando formalmente modificata la destinazione d’uso della galleria (viabilità locale), per noi la chiusura quotidiana prolungata e la subordinazione del transito ciclopedonale a esigenze espositive e culturali determinano una perdita sostanziale della sua funzione. Un’infrastruttura che non garantisce continuità, affidabilità e accessibilità nel tempo non è in grado di svolgere il ruolo di collegamento strutturale previsto.
Lascio o ognuno le proprie considerazioni sul punto e mi soffermo, invece, sul procedimento. La famosa comunicazione al Demanio non solo andava fatta prima, ma andava inserita nella parte istruttoria delle due ordinanze della Polizia locale come nulla osta da parte del Demanio, documento amministrativo che attesta l’assenza di impedimenti, divieti o ostacoli burocratici allo svolgimento di una specifica attività, atto o iniziativa. In mancanza del nulla osta durante l’istruttoria, l’atto finale o il procedimento risulta illegittimo o incompleto, poiché manca un presupposto fondamentale per la validità dell’assunzione o della procedura.
Non sono questioni di lana caprina, sono il presupposto di un’azione amministrativa chiara e non contraddittoria. Le contraddizioni, invece, sono molteplici anche sul piano funzionale perché, lo ricordiamo, la galleria è stata inclusa in interventi e strumenti di pianificazione sostenuti da finanziamenti europei, regionali e comunali, finalizzati alla promozione della mobilità sostenibile e alla continuità delle connessioni ciclopedonali urbane e transfrontaliere.
In diversi progetti e piani, essa è stata considerata un elemento strategico di attraversamento urbano continuo: quale collegamento funzionale tra il quartiere di Rafut e il centro urbano; come parte integrante di una rete ciclabile continua, sicura e accessibile nella pianificazione regionale; come asse est–ovest fondamentale nel Biciplan comunale.
Biciplan che è stato approvato dalla Giunta e che non si può modificare a piacimento, come ha velatamente fatto intendere l’Assessore in seduta consiliare.
Sempre nella seduta consiliare del 2 febbraio, sono state poste altre domande agli Assessori competenti:
– se sia stata considerata la disposizione di cui all’art. 8 del contratto di locazione con l’Agenzia del Demanio, che prevede, al termine del periodo di locazione, la riconsegna del bene unitamente alle eventuali migliorie apportate, senza che nulla sia dovuto dal locatore,
– se e quando l’infrastruttura multimediale sia stata consegnata al Comune e chi ne sia formalmente il proprietario,
– quali norme di sicurezza siano state adottate all’interno della galleria, se tali norme risultino compatibili con l’utilizzo quale viabilità pubblica ovvero come spazio espositivo museale, e chi sia il soggetto titolare e responsabile della sicurezza,
– come la presenza dell’opera multimediale, che comporta significative riduzioni della viabilità ciclo-pedonale, si concili con quanto previsto dal BICIPLAN, adottato dalla Giunta con deliberazione n. 250 del 7 novembre 2024, nella parte coincidente con la galleria Bombi, relativa alla rete ciclabile primaria urbana, alla Ciclovia regionale FVG3 e al percorso transfrontaliero verso il valico di Rafut, piano che ha già ottenuto la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) da parte della Regione Friuli Venezia Giulia.


Attendiamo una risposta, ricordando che in passato le interrogazioni sono sempre cadute nel vuoto. Il nostro gruppo, infatti, non ha mai ricevuto risposte scritte ai quesiti di volta in volta posti, nonostante ripetute sollecitazioni in tal senso.
A questa situazione a dir poco fumosa, se ne aggiunge un’altra invece chiara a tutti: in galleria ci sono delle grandi ed evidenti pozze d’acqua, nonostante il massiccio e costosissimo intervento di impermeabilizzazione. In che condizioni sono le giunture dei pannelli dalle quali scende l’acqua?

C’era da aspettarselo, dicono in molti, perché in galleria le infiltrazioni d’acqua ci sono sempre state, ma sono aumentate considerevolmente da quando hanno deciso di sbancare la collina del Castello per realizzare l’impianto di risalita, o meglio gli impianti, opera che dopo più di 20 anni ancora non ha visto la luce.
Mancherebbe una carta dalla Regione, ma quale? In più di un’occasione è stato chiesto se sussistano problemi geologici del sito e di stabilità della struttura. Domande a cui abbiamo ricevuto risposte piccate che negano nel modo più assoluto il problema.
Già dagli anni 90 invece ci sono delle forti preoccupazioni sulla stabilità della collina.
Forse le cittadine e i cittadini di Gorizia meriterebbero delle rassicurazioni e maggiore precisione quando si parla di carte/documenti mancanti. Se non altro, per rispetto della città che da più di vent’anni assiste impotente e attonita alle vicissitudini di un’opera inutile, impattante e costosissima. Eleonora Sartori



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