
Cosa potrebbe accomunare la neonata pista di bob e slittino di Cortina (120 milioni di euro) e la Digital Art Gallery di Gorizia (9 milioni di euro)?
Molto più di quanto si immagini. A suggerirlo è anche il titolo della raccolta di saggi di David Foster Wallace pubblicata nel 1997.
Le numerose opacità nella realizzazione, i costi esorbitanti, la scarsa condivisione con il territorio, la rapidità con cui si “consuma” lo spettacolo offerto: sono tutti elementi che raccontano due opere pubbliche lontane nello spazio, diverse per finalità e modalità di utilizzo, ma sorprendentemente vicine nella visione che le sostiene.
Una gara di slittino o di bob dura una manciata di minuti, esattamente come una visita alla DAG. Chi assiste alle gare deve accontentarsi di immagini fugaci degli atleti, visibili solo in brevissimi tratti del percorso.
Allo stesso modo, chi visita la Digital Art Gallery osserva la medesima sequenza che si ripete ogni quindici minuti, replicata sui quattro schermi presenti.
Eppure, il brivido della novità, le vibrazioni ipnotiche del flusso spettacolare — velocità esasperata nel primo caso, mutevolezza di forme e colori nell’altro — insieme a imponenti battage pubblicitari esercitano un richiamo indiscusso.
La domanda da porsi, tuttavia, è un’altra: quante risorse siamo disposti a consumare per un brivido che dura il tempo di un caffè? Anna Cecchini



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