
A Gorizia può succedere di tutto, anche che la più innovativa intelligenza artificiale (ma lo sarà davvero? Innovativa, intendo…) incontri tradizioni cavalleresche come gli accordi tra gentiluomini.
Sarebbe proprio un patto di sangue tra la Regione, per il tramite di Edr, e l’artista Anadol ad aver sancito che la Digital Art Gallery, per gli amici Dag, dovesse essere visitata gratuitamente.
In verità, fino a poche settimane fa la gratuità era imposta dal PNRR, ma poiché questa versione si è sciolta come neve al sole, ecco che il Sindaco ha calato l’asso, ovvero la gentil richiesta di un uomo che Gorizia non sa nemmeno dove sia sul mappamondo (ma che gli ha fruttato più di 300 mila euro di contratto! Tutto legittimo, per carità).
Insomma, il primo cittadino ha provato a difendersi dalle critiche di chi, come la sottoscritta, ha osato dire che la Dag sarà pure bella, sarà pure la più lunga, sarà pure innovativa, sarà pure super mega wooow ma… 9 milioni di euro siori e siore. N O V E M I L I O N I D I E U R O, arrotondati al difetto.
La sfortuna poi, ci ha messo lo zampino perché, proprio mentre della Dag si parlava in ogni angolo, è arrivata la mazzata dell’Irpef, la notizia che abbiamo una della Tari più care della Regione, l’aumento delle tariffe dei parcheggi e chissà ancora cosa.
E’ normale quindi che ci si chieda chi ce lo fa fare ad avere la galleria digitale più lunga dell’orbe terracqueo se poi, nei fatti, in città ci si trova a dover pagare tutto di più. E la risposta: ma tanto sono soldi della Regione, del Ministero… non basta più perché in ogni caso sono stramaledetti soldi pubblici. Soldi che vengono fuori dalle tasche di ciascuno di noi.
Tantissimi, che resterebbero tali anche prevedendo un biglietto di ingresso simbolico, ma i cui proventi potrebbero coprire almeno i costi di elettricità: potenza dell’impianto elettrico, 680 kW. Più o meno come 226 appartamenti accesi giorno e notte.
Ci si è messo pure lo stretto di Hormuz a fare i dispetti con il paventato lockdown energetico!
Ma l’opera deve essere gratuita, perché così ha voluto l’artista, così almeno ha detto il Sindaco. Ovviamente non c’è traccia di questa richiesta nel contratto firmato, contratto che forse si pensava nessuno si sarebbe preso la briga di trovare, chiedere e leggere.
Una sparata, insomma, ma non importa perché tanto oggi vale tutto e il suo contrario.
Si tratta, invece, semplicemente di scelte politiche, scellerate per chi scrive, forse buone per altri. Mi piacerebbe, però, una volta ogni tanto leggere dei dati, capire che qualcuno si sia preso la briga di fare delle valutazioni serie, come si fa quando i soldi sono i propri e si decide di investirli.
Un Sindaco o un Assessore non possono permettersi il lusso di misurare il successo di un intervento come lo farebbe un qualsiasi influencer: basta che se ne parli. Se ne parla certo, perché l’investimento pubblicitario è anch’esso enorme. Social, cartelloni in giro per l’Italia… influencer marketing e via andare…
Ma poi, dopo averne parlato, cosa ce ne viene di concreto?
Danaro da poter reinvestire? Posti di lavoro? Attività in vita grazie all’intervento? Si dia qualche numero, si cominci a fare del marketing territoriale serio… Altrimenti sono solo parole al vento. Eleonora Sartori



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