
Lunedì 1 aprile, nella sala Tessitori a Trieste, la Rete Diritti Accoglienza Solidarietà Internazionale del Friuli Venezia Giulia ha presentato un documento di analisi e proposte sul fenomeno immigratorio nella nostra regione, intitolato “Prima le persone. Un nuovo percorso per il FVG”.
Si tratta di un documento sintetico, di poche pagine, che chiude un lungo lavoro partecipativo di raccolta dati, approfondimento delle criticità, elaborazione di proposte su quattro ambiti specifici:
la prima e la seconda accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, delle persone richiedenti asilo e l’inclusione sociale dei rifugiati; la formazione e il lavoro delle persone straniere in arrivo o già presenti in regione; l’accesso alla casa; il diritto universale alla salute.
Molto interessante il metodo, attraverso il quale per ciascun ambito è stato adottato un approccio trasversale, facendo luce sulle problematiche dell’intero tessuto sociale e non solo degli immigrati, affrontando congiuntamente i problemi.
Tale breve documento contiene proposte più o meno facilmente attuabili da Regione ed Enti Locali ed è rivolto alla società civile affinché possa essere diffuso, e fungere da stimolo nei vari territori.
L’incontro è stato ben organizzato ed ha visto la presenza di molti Consiglieri regionali della VI Commissione, che è deputata a occuparsi delle politiche dell’immigrazione, ma, ed è un dato che fa riflettere, è stato totalmente disertato dai Consiglieri appartenenti ai diversi gruppi di maggioranza
(Novelli, Costanza, Ferrari, Bernardis, Bolzonello, Calligaris, Ghersinich, Giacomelli, Polesello).
Si tratta di una grave incongruenza perché l’immigrazione è un fenomeno strutturale, che riguarda tutti i cittadini, non solo gli elettori del centrosinistra, e va gestito con politiche adeguate per il bene di tutti. L’assenza dei Consiglieri della destra ne indica il colpevole mancato riconoscimento, ed è un dato a loro sfavore.
Fra i vari spunti di riflessione è stato evidenziato un crescente interesse da parte della classe imprenditoriale e produttiva della regione, che aspira ad acquisire legalmente i lavoratori che sul territorio non trova. Nel caso del lavoro la scelta è fra due vie contrapposte: da una parte l’illegalità, lo sfruttamento, da cui derivano marginalità sociale, povertà e aumento della criminalità, dall’altra l’accoglienza nella legalità, con il riconoscimento dei diritti all’autonomia abitativa, alla salute e ai servizi educativi e formativi.
Questa seconda opzione è oggettivamente conveniente per tutti e credo inevitabile che anche la destra debba rendersene conto per affrontare un dialogo costruttivo sul tema.
Anche l’intelligenza del suo elettorato comincerà a sentirsi offesa dalla sterile narrazione di chi si dichiara contrario all’immigrazione irregolare, ma non fa nulla per averne una regolare, di chi confonde l’italianità con una questione di etnia e non di cultura e di valori, di chi si limita a fare insensate equivalenze fra “straniero” e “criminale, stupratore e assassino”, di chi sbandiera politiche di welfare che “prima gli italiani” dove le esigenze degli “italiani” sono le penultime.
Staremo a vedere. Daniela Careddu



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