
In questi giorni la bicistaffetta — la più grande di sempre — sta attraversando il Friuli Venezia Giulia, proveniente dal Veneto.
Nel momento in cui scrivo questo post, la carovana è in viaggio da Udine verso Staranzano, per poi proseguire verso Trieste e successivamente verso la Slovenia.
Il treno delle 6.39 da Gorizia Centrale mi ha portato fino a Portogruaro-Caorle, fine corsa del treno, per intercettare il gruppo proveniente da Caorle. Una sorta di caccia al tesoro, resa possibile dalla condivisione della posizione attraverso i moderni telefoni cellulari, rivelatasi particolarmente utile anche per seguire una improvvisa variazione dell’itinerario decisa “in corso d’opera”.

Ho incontrato i ciclisti a San Giorgio di Livenza, nel comune di Caorle, sul ponte della Livenza. Da lì ho condiviso con loro il viaggio fino a Zugliano, dove terminava la loro tappa. Ci siamo salutati e io ho ripreso il treno delle 21.20 verso Gorizia Centrale.
Conoscevo già alcuni dei partecipanti: avevo condiviso con loro una tappa della precedente edizione, quella che da Postumia arrivava proprio a Gorizia, in occasione di GO! 2025. Alcuni di loro, ed a loro va un particolare complimento, partecipano anche a questa edizione della COP31: arrivano dal Portogallo. In bicicletta.
La loro testimonianza vuole portare all’attenzione, attraverso questo modo di viaggiare, un messaggio molto concreto. Le tappe prevedono infatti incontri con i rappresentanti delle amministrazioni locali, per ragionare sulle iniziative necessarie a fare della bicicletta uno strumento della transizione climatica. Il viaggio non tralascia di incontrare e valorizzare le realtà dei territori attraversati.
A Pozzecco, la sosta al Pan dal DES Possec, bar-negozio di comunità, è stata l’occasione per conoscere un’esperienza nata dal basso, dove servizi, prodotti locali e relazioni contribuiscono a tenere viva la comunità.

La tappa si è conclusa a Zugliano, al Centro Balducci, luogo da anni impegnato nell’accoglienza, nella solidarietà e nell’incontro tra persone e culture.
Due realtà diverse, unite dalla stessa attenzione alle persone e al territorio.
In sintesi, le proposte della bicistaffetta chiedono:
• più spostamenti in bicicletta, integrati nelle politiche climatiche nazionali;
• città più ciclabili e sicure, con infrastrutture continue e accessibili;
• una reale integrazione tra bicicletta e trasporto pubblico, per rendere possibile la mobilità senza automobile;
• maggiori investimenti pubblici nella ciclabilità e nella mobilità attiva;
• l’inserimento della bicicletta nei piani climatici nazionali, riconoscendone il contributo alla riduzione delle emissioni;
• una mobilità ciclistica accessibile a tutti, indipendentemente da età, genere o condizioni economiche;
• la promozione della bicicletta nella mobilità scolastica e quotidiana;
• la riduzione del peso dell’automobile nelle città, aumentando la sicurezza e la qualità dello spazio pubblico;
• la misurazione e il monitoraggio degli effetti delle politiche ciclistiche, anche in termini di emissioni, salute e mobilità;
• il coinvolgimento di cittadini, associazioni e territori nelle decisioni sulla mobilità.
La carovana porterà queste richieste fino alla COP31 di Antalya, insieme agli impegni raccolti lungo il percorso.

Mentre alcuni ciclisti attraversano l’Europa, partendo dal Portogallo e pedalando per migliaia di chilometri per portare alla COP31 la richiesta di politiche più coraggiose, noi continuiamo spesso a discutere se una pista ciclabile debba essere realizzata, se debba essere separata dalla strada, se possa attraversare una piazza, se ci sia spazio per togliere qualche parcheggio.
La bicicletta, invece, dovrebbe essere considerata per quello che è: un mezzo di trasporto, non un’attività marginale o ricreativa, perché scegliere la bicicletta non dovrebbe essere un atto di coraggio, dovrebbe essere semplicemente una possibilità.
E per trasformare questa possibilità in una scelta quotidiana servono infrastrutture sicure e continue, collegamenti con il trasporto pubblico, manutenzione, segnaletica, intermodalità e, soprattutto, una precisa volontà politica.
È questo, in fondo, il messaggio che la bicistaffetta porta verso Antalya: la transizione climatica non si fa soltanto nelle grandi conferenze internazionali. Si fa anche nelle nostre città, nelle nostre strade e nelle scelte quotidiane sulla mobilità.
E la bicicletta può essere una parte importante di questa transizione. Nevio Costanzo



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