
Oltre alla soddisfazione di veder introdotti nell’ordine del giorno della Commissione mista le principali questioni della gestione idrologica transfrontaliera dell’Isonzo Soča, cioè quelle sollevate nell’istanza rivolta a Ministeri, Autorità di Bacino e Regione FVG da Forum Gorizia, il punto 6 dell’odg ha definito un’ulteriore profilo di riflessione.
Il punto citato recita: approvazione calendario di lavoro e attivazione gruppo di esperti per la definizione di un protocollo relativo alle attività di gestione dei sedimenti presso la diga di Salcano finalizzato a ridurre la torbidità delle acque a valle.
Le parole “finalizzato a ridurre la torbidità delle acque a valle” possono essere intese sia come una semplice regolazione delle manovre di diga (per evitare picchi improvvisi di fango durante i rilasci d’acqua), sia come l’avvio di veri e propri interventi strutturali di dragaggio ecologico o asportazione dei sedimenti accumulati. Ma a noi goriziani e novo goriziani del bacino dell’Isonzo fanno subito pensare alla presenza del mercurio nei sedimenti accumulati nell’invaso a monte della diga di Salcano.
Andiamo per ordine, con la premessa che c’è sempre la solita Direttive acque a stabilire tutto il necessario per gestire in sicurezza questo tipo di situazioni.
Fa parte della storia locale il fatto che l’Isonzo Soča porta con sé significative quantità di mercurio. Fino al 1996, e nell’arco di 500 anni indietro, si trattava di quello direttamente causato dalle attività estrattive delle miniere di Idria – Idrija, scaricate nel fiume dall’affluente Idrijca: secoli di rilascio di mercurio, cresciuto significativamente a partire dal 1800, in concomitanza con la crescita esponenziale della produzione di mercurio del sito.
Dal 1984, anno di entrata in funzione della centrale idroelettrica, e fino al 1996, l’invaso della diga ha raccolto dunque il metallo che derivava direttamente dalle lavorazioni dei minerali estratti; dopo la chiusura delle miniere, il mercurio presente nell’Isonzo Soča è causato invece dall’erosione e mobilizzazione, ad opera delle acque, del metallo storicamente presente nei suoli alluvionali e nelle sponde del torrente Idrijca e poi via via lungo l’intero bacino fluviale in Slovenia.
Mentre per una diga che raccoglie le acque di un bacino montano dove non esistono industrie inquinanti l’interrimento causato dal continuo depositarsi di sedimenti di solito è un problema essenzialmente di resa della produzione idroelettrica e di sicurezza, per la diga sull’Isonzo Soča va considerata la presenza di mercurio e di tutto quel che deriva dalle attività industriali “pesanti” in area Kanal ob Soči. Quindi, a voler concentrarsi solo sull’eredità del mercurio minerario, l’enorme quantità di sedimenti è un problema non irrilevante per l’inquinamento di cui sono veicolo.
Tuttavia, sul piano della pericolosità immediata lungo il fiume, già nel 2019 le analisi condotte da ARPA FVG sui valori di concentrazione dei metalli nei suoli della pianura alluvionale isontina, hanno per un verso rilevato dei superamenti delle soglie di legge lungo la fascia arginale, confermando però al contempo che il mercurio è presente prevalentemente sotto forma di cinabro (HgS), minerale insolubile la cui biodisponibilità è praticamente nulla nell’ambiente d’acqua dolce.
Diversa criticità nasce dal trasporto verso la foce e la costa: in mare si attivano quei processi chimico-biologici del metallo che si trasforma così parzialmente in metilmercurio, una forma organica tossica e bioaccessibile in grado perciò di bioaccumularsi nella fauna ittica e risalire la catena alimentare.
La notizia buona è che la quota di metilmercurio nei sedimenti del Golfo di Trieste si attesta su percentuali inferiori all’1% del mercurio totale, rientrando nei range normali per gli ambienti costieri marini (dati del 2025). Vero è anche che dalle stime degli esperti risulta che le quantità di mercurio accumulatesi nei secoli e continuamente alimentate dal naturale dilavamento dei depositi non sono esaurite, continueranno a fluire per un tempo non determinabile.
Insomma, non occorre comprendere ( come nel mio caso) ogni dettaglio del quadro chimico o biologico per capire una cosa fondamentale: finchè dura così, ce ne facciamo una ragione, ma certamente non vogliamo saperne di qualsiasi eventuale incremento delle concentrazioni a valle, che si tratti di mercurio, cinabro o metilmercurio.
Come dicevo all’inizio, disponiamo di solide garanzie della politica ambientale UE: la gestione di questi materiali trova vincoli stringenti nel quadro normativo dell’Unione Europea. La Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE) vieta chiaramente lo spurgo meccanico incontrollato e il rilascio a valle di materiale contaminato per evitare disastri ecologici lungo il corso del fiume e nell’ecosistema adriatico.
Ci sono soluzioni tecnologiche avanzate messe a punto dai progetti del programma europeo LIFE (Sedremed e Sure) che definiscono gli standard da seguire: l’impiego di dragaggi ambientali ad aspirazione idraulica progettati per annullare la risospensione della torbidità, associati a trattamenti ex situ (come il soil washing) per decontaminare i sedimenti e separare il mercurio prima dello smaltimento.
Ricordo che il mercurio estratto non viene riutilizzato né reimmesso sul mercato. Sottoposto a trattamenti di stabilizzazione chimica, il metallo si “blocca” in una matrice solida e inerte, che viene poi avviata al conferimento definitivo e permanente in discariche autorizzate per rifiuti pericolosi o in depositi sotterranei sigillati, garantendo che non rientri mai più nell’ambiente o nella catena alimentare, in conformità con la Convenzione di Minamata e le direttive UE.
Quindi, e in conclusione, la trattazione in Commissione Mista — affiancata dal monitoraggio congiunto della qualità delle acque (al punto 4 dell’odg) e dalla trasparenza garantita dal nuovo portale web “Isonzo” (al punto 12, e speriamo di disporne a breve, possiamo attendere per avere gli archivi, ma certamente vogliamo sia urgente la condivisione delle risultanze della Commissione mista del 30 settembre e 1 ottobre prossimi) — assicura che qualsiasi scelta operativa sulla diga di Salcano sarà pienamente inquadrata nel diritto eurounitario e coerente con i doveri di salvaguardia ambientale e i diritti di buono stato ecologico e rispetto che dobbiamo rivendicare per il nostro collettivamente amato Isonzo Soča. Martina Luciani



Un approfondimento così preciso e circostanziato è indispensabile a un cittadino goriziano e nova goriciano per capire a fondo il problema ambientale che deriva da qualsiasi Intervento su acque e sponde del fiume. Complimenti a Martina Luciani.
Una domanda mi sorge dal cor: chi sono I membri della Commissione ? Mi spiego meglio, se nulla hanno fatto negli anni precedenti, grazie a questa nuova ed incredibile ventata di novità proveniente dal Ministero dell’ambiente, sapranno questi personaggi interpretare correttamente gli indirizzi vincolanti forniti ? Ai posteri l’ardua sentenza